If you’re looking for sympathy you’ll find it between shit and syphilis in the dictionary.
“David Sedaris”
Per nulla greve è l’inconsapevolezza
AS
Pierrot In Turquoise - Pt 1 (via Chunkazoota)
Listen to your heart - Lindsay Kemp
Morte vicina alla merda, a piscio,
e non a sacre arcane cose e a venerabili invenzioni
leccalabbra - in un corridoio d’ospedale.
Ma non parlarne, non è il caso
né nei tuoi versi né soltanto conversando.
Memento Mori suona troppo reboante.
Sono parole troppo belle quando in rima……
e anche quando non lo sono……
(SERGEJ STRATANOVSKIJ)
Dream of life
Appartiene a lei, Clara Calamai il primo seno nudo sul grande schermo della cinematografia italiana. Era il 1941 e l’interpretazione quella de “La cena delle beffe”, di Alessandro Blasetti tratto dall’opera teatrale omonima di Sam Benelli.In una intervista, il regista affermava che Clara Calamai ignorava che le sarebbe stata strappata la camicetta, ma è una affermazione poco credibile. Tanto più che la stessa Calamai ebbe ad affermare “ La faccenda del seno nudo non era affatto prevista dalla sceneggiatura. Ce la mise Blasetti, ma per convincermi dovette faticare parecchio. Fui costretta a cedere……Lui decise che il seno si doveva vedere e si vide”. Anche questa sembra un spiegazione ad uso della morale dell’epoca; tanto più che nello stesso film, e per una lunga sequenza, Clara Calamai si presenta con in dosso una veste da camera del tutto trasparente. E di lei si racconta che non più giovanissima, amasse annaffiare i fiori sul balcone della casa al mare completamente nuda, perché “…malgrado l’età, ho il fisico per farlo”. Nel 1941 ovviamente, quel seno nudo scosse non poco la fantasia degli italiani, anche per la violenza erotica insita nel gesto di Nazzari; e Clara Calamai divenne il simbolo erotico per tutti i maschi italiani.
“E’ ragionevole, chiunque lo capisce.
E’ facile. Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici, sudicio.
E’ contro il sudiciume e contro l’idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto.
Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti.
Non è follia ma invece fine della follia.
Non è il caos ma l’ordine invece.
E’ la semplicità che è difficile a farsi.”Bertolt Brecht